Questa è un’intervista non convenzionale. Le posizioni sono non convenzionali. E a volte sentire certe parole fa anche male, quando sono parole crude, di chi conosce e per questo descrive con la chiarezza di chi ha visto.
Roberto Butelli, segretario regionale del CONSAP, sindacato autonomo di polizia, ci rimanda l’immagine di una realtà complessa, dove a volte la politica pesca a suo comodo per sostenere tesi, confutare tesi, a secondo del ruolo: di governo o di opposizione: “C’è un forte senso civico a Modena che fa indignare i modenesi anche per quelle situazioni che altrove sono tristemente quotidiane. – spiega Butelli - Ma dir lor che altrove si vive peggio è una risposta stupida. C’è anche dove si sta meglio. E questa sottovalutazione della situazione, da parte della politica e non solo ha lanciato messaggi sbagliati a chi di dovere, al centro: anche per questo oggi le forze dell’ordine sono sotto organico, e il carcere scoppia, e la procura è stata quasi due anni senza procuratore capo. Dire continuamente che sulla sicurezza a Modena si fa falso allarmismo, ha fatto in modo che ci si occupasse solo dei luoghi dove ci sono situazioni eclatanti. Non si tratta di portare qui 4 ragazzini che fanno la volante, ma portare risorse, investigazione, personale specializzato. Nel frattempo la malavita organizzata si è infiltrata qui, dove ha trovato terreno fertile, o poco controllo. Ci sguazza in mezzo a chi dice che qui va tutto bene. E questo si riflette sulla microciminalità.”
Come provare a superare la patologica scarsità di risorse?Un esempio: dal 2004 a Reggio Emilia alcune pratiche per la concessione dei permessi di soggiorno vengono svolte dall’anagrafe. Del resto l’allora assessore Alberto Caldana disse che si poteva fare anche a Modena (Gazzetta di Modena del 23 Marzo 2009). Ma ad oggi nulla.
Questo è solo uno degli esempi di come la faccenda sicurezza si può guardare da molti punti di vista. E come a volte non basta solo chiedere più risorse, ma usarle meglio, in sinergia fra le varie istituzioni, perché prima delle prove di forza fra parti avverse e poteri diversi, c’è la salute, il benessere e la sicurezza dei cittadini.
C’e un problema sicurezza a Modena? E’ solo percezione, come sostiene qualcuno, o c’è un po’ di esagerazione strumentale?
Il problema sicurezza è reale a Modena. Quando ci dicono che il numero complessivo generale dei reati è in calo, è vero. Ma qui fino a dieci anni fa era tutto tranquillo, e anche se c’è stata una piccola diminuzione recente dei reati, la situazione è avvertita comunque come peggiorata. Insomma se sono costretto a mettere sbarre alle finestre e l’antifurto, allora la situazione è terribile. Il vero problema è il picco avvenuto prima.
Capita spesso di trovarsi davanti ad un coltello?
Si. E il più delle volte la conseguenza è la denuncia a piede libero con sequestro dell’arma. Diverso è per una pistola con matricola abrasa, per la quale c’è l’arresto. Per questo motivo è più semplice portarsi dietro un coltello. In certe culture come quelle del malavitoso, o in certe etnie, è poi normale.
Perché certi episodi finiscono poco sui giornali?
Diciamo da una vita che certe situazioni vanno aumentando con crescita continua. Ma se i giornali dicono tutto, una parte della politica dice che si crea allarmismo, come se i reati avvenissero per colpa dei giornali. Quindi certe notizie “ripetitive” non vengono riportate. Ma il degrado aumenta, e di notte, è peggio: per le pattuglie certe situazioni sono diventate normali, ma per i cittadini non è così. Un piccolo spacciatore sotto casa è correttamente una tragedia per chi abita lì, per un poliziotto è un pesce piccolo. Certamente non è la normalità.
Qual è il ruolo dell’immigrazione?
C’è un legame fra l’aumento dell’immigrazione, e l’aumento della criminalità. Avveniva per gli italiani nell’800 quando emigravano, avviene oggi qui. Quando guardo il mattinale della volante per sapere quanti denunciati, quanti arrestati, oppure quando guardiamo il lavoro della squadra mobile o della squadra anticrimine ci si rende conto che il 65/70% dell’attività è per gli immigrati. Dalla semplice rissa, alla prostituzione, a reati più gravi, ci rendiamo conto che ben oltre la metà del lavoro è legato alla presenza degli stranieri. Direi che la percentuale è altissima, visto che gli italiani sono 60 milioni e gli stranieri sono un ventesimo.
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pubblicato 03/03/2010 7.20.56
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