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POLITICA

‘Mercato Albinelli, l’orario va bene così’

Secca presa di posizione di Rita Cavalieri (Licom)


Rita Cavalieri, presidente provinciale della Licom, pronuncia che l’ipotesi di allungamento dell’orario al pomeriggio nel mercato Albinelli è una secca bocciatura. «La struttura - spiega lei - è una delle maggiori attrazioni commerciali del centro, e nonostante l'espansione della grande distribuzione offre una forma di vendita che riscontra notevole gradimento da parte dei modenesi. Ma le peculiarità di questo mercato - aggiunge - sono ben diverse da quelle dei supermarket, con un'organizzazione aziendale che si basa su piccole imprese a conduzione familiare, per le quali è impossibile coprire fasce orarie troppo prolungate ». La stessa presidente Licom ricorda che «l'orario di apertura è già di otto ore, dalle 6,30 alle 14,30, mentre al sabato e nei prefestivi si prolunga ulteriormente per tre ore al pomeriggio, a seconda della stagione estiva o invernale ». Una fascia oraria particolare, insomma, «che consente di fare acquisti anche nei momenti in cui le altre strutture di vendita sono chiuse, integrando così la rete distributiva della città». Per ampliare ulteriormente l'orario, invece, «li operatori interessati dovrebbero potenziare la loro organizzazione aziendale, assumendo dipendenti e aumentando notevolmente i costi fissi, con il grave rischio di avere bilanci col segno meno». Secondo la Licom, dunque, «modificare l'orario di apertura per renderlo simile a quello degli altri esercizi non avrebbe senso, in quanto snaturerebbe la particolarità di questa offerta commerciale, che si basa, oltre che sulla qualità dei prodotti, sulla suggestione di antiche tradizioni ancora molto apprezzate dai modenesi e uniche in città». Aprire al pomeriggio potrebbe avere un senso, invece, secondo l’esponente del Pdl, Luca Ghelfi: «se ci fossero iniziative, o se ad esempio il Citypass si spegnesse alle 18. Allora qualche passante in più potrebbe approfittare della passeggiata in centro per fare acquisti all’Albinelli». E d’altra parte il riposizionamento commerciale dell’offerta potrebbe funzionare solo all’interno di un vero progetto di rilancio del centro». Secondo Ghelfi, in definitiva, «manca la politica, quella che decide per il bene della città, e non per le consorterie economiche che le girano intorno da sessant’anni, e che di fronte a ogni obiezione si appella al solito alibi: i tagli del Governo».
pubblicato 03/09/2010 8.43.59
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